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domenica 20 ottobre 2019
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Memorandum per il nuovo governo (e tutti i suoi componenti a tutti i livelli) di Giacomina Cassina

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Memorandum per il nuovo governo (e tutti i suoi componenti a tutti i livelli) di Giacomina Cassina-

Noi sottoscritti prendiamo atto della volontà espressa dalle Camere, di formare il governo attualmente in carica e l’accettiamo solo come scelta di servizio per il Paese. Pertanto:
1) Evitate ogni polemica interna che non sia funzionale alla soluzione di problemi veri in modo rapido. In altre parole, evitate di scannarvi per far sapere che voi, come singoli personaggi o come esponenti di partito, valete più di altri; smettete di far filtrare indiscrezioni di liti e di scissioni ai media: questi sono problemi vostri, non coinvolgeteci. Anche gli alti esponenti di un partito hanno prima una responsabilità come persone dentro un contesto civile e democratico e poi una responsabilità come i militanti.
2) Usate i social con parsimonia e solo per comunicare proposte e riflessioni che coinvolgano le persone e le facciano sentire partecipi, se non corresponsabili, delle scelte fatte per il bene del paese (cene, amanti, passeggiate, figli, cani, gatti e acquisti in norcineria non ci interessano per niente).
3) Non fornite dati falsi o manipolati, tanto ce ne accorgiamo. Se non conoscete quelli disponibili, chiedete ai tecnici dei ministeri: ce ne sono molti con ottime capacità e una significativa esperienza. Per non parlare delle università che sono piene di studiosi eccellenti, anche se non tutti sono vostri amici personali.
4) Usate la vostra posizione e il vostro potere per trovare le migliori soluzioni possibili, siano state o meno discusse nella fase preparatoria alla composizione del governo; ricordatevi che siete lì con una priorità che urge (varare una legge di bilancio decente) e per proporre provvedimenti che ci permettano di non soccombere alla prossima, molto possibile e pesantissima crisi economica mondiale. Dobbiamo e possiamo rimanere un paese industriale dignitoso.
5) Non illudetevi che qualche segnale di flessibilità dell’UE in materia di bilancio possa significare lo scampato pericolo rispetto alla procedura di infrazione e nemmeno che qualche onorato “posto europeo” per degli italiani possa significare una improvvisa co-leadership dell’Italia. Così come la flessibilità di bilancio non significherà libertà di spesa allegra, i nostri rappresentanti a Bruxelles potranno far poco se l’UE rimarrà legata alla preponderante dimensione economica e di mercato senza darsi il fiato di ripensare l’insieme di un progetto politico di unità dei popoli europei, sulla linea proposta dai padri fondatori. Unirsi in una dimensione sovranazionale, pur mantenendo la soggettività dei paesi partner, è un’operazione potenzialmente ricca e salvifica per tutti i paesi europei. Ma in questa prospettiva, o è scelta di fare un’Europa politica o non è. Per certi versi, anche all’UE servirebbe un “governo” come quello che speriamo possiate essere voi…
6) Non sognate che la politica estera coincida con un approccio seduttivo a qualsiasi investitore straniero, con il risultato di disporre di una manna di risorse calate dal cielo da usare per salvare imprese decotte e aggiustare distorsioni produttive con ritorno di immagine per voi e di voti per i vostri partiti. Una buona politica estera si può fare solo quando si hanno le idee chiare (o perlomeno si hanno idee) sugli equilibri e i disequilibri mondiali, sul ruolo che l’Italia può giocare, sugli impegni che ha preso come membro della UE e su quelli che ha sottoscritto in ambito ONU. Questi ultimi, in particolare, devono valere anche nei rapporti bilaterali: perché si capisca, non si possono sottoscrivere all’ONU impegni per il rispetto di diritti universali e indivisibili e, all’OIL, per i diritti dei lavoratori e poi non porsi il problema della violazione sistematica che di questi diritti compiono nei loro paesi i nostri partner politici e commerciali (anche una mezza tacca di linguista può spiegarvi significato ed etimologia dell’aggettivo “universale”).
7) Prima di decidere per un sì o per un no su alcuni grandi temi (interni o internazionali) valutate la percentuale di motivazione elettorale che vi spinge alla scelta e la corrispettiva percentuale di servizio al paese. Se la seconda è maggiore della prima, siete nel giusto. Il test vale anche per tutti quelli che stanno fuori del governo ma sono coinvolti in quanto soggetti che hanno qualcosa da dire, una soluzione da proporre, una mediazione da sostenere.
8) Valorizzate le ricchezze, i talenti e le produzioni dell’Italia. En passant, segnaliamo che anche la dinamica civile e sociale costituita dal volontariato e dalle organizzazioni sociali è un prodotto DOC che molti paesi ci invidiano. Noi sappiamo che c’è un’altissima percentuale di positibità in questa dinamica che una volta si chiamava “Costituzione materiale” e siamo orgogliosi di farne parte e di difenderla.
9) Curate le scuole, non per opprimerle con un’ulteriore riforma targata con il nome del ministro che la promuove, che imbrigli studenti e insegnanti in tele di ragno burocratiche e amministrative. Date invece fiato alla cultura, date libertà e riconoscimento alla creatività e alla scienza, recuperate insegnamenti come la musica e l’arte, valutate gli insegnanti più per la loro capacità di motivare gli studenti che per la completezza o meno dello svolgimento del programma.
10) Mettete ordine nella Giustizia e nella Magistratura e trovate il modo di valutare non solo la correttezza delle sentenze, ma anche quella della loro applicazione e ricordate ai Giudici, ad ogni livello, che l’equilibrio dei poteri della Costituzione non legittima la creazione di spazi dorati dove assicurare carriere a prescindere dal merito. Ricordate, accidenti, che le loro decisioni, ma anche la sciattaggine e la presunzione di una parte di loro cambia e a volte annichila la vita di persone e, infine, che non sono tollerabili casi di innocenti rovinati senza riabilitazione alcuna (e non parliamo di soldi).
11) Le migrazioni attuali sono frutto di uno squilibrio economico e sociale, profondo e troppo a lungo ignorato, tra le diverse aree del mondo; sono frutto del moltiplicarsi dei conflitti locali e regionali; ma sono anche frutto del diritto, giustamente rivendicato dai migranti, di cercare una possibilità di vivere ed esprimersi con il lavoro e l’apprendimento al di fuori dei propri confini nazionali. Noi, paesi europei ricchi e con una curva demografica discendente, se continuiamo a richiamarci ad una legalità senza leggi adeguate, finiremo per pagare molto cara la nostra bellicosa inerzia. C’è una sola chiave di approccio possibile ed è quella di costruire un contesto giuridico con una prospettiva di 10/20 anni che non pagherà elettoralmente, ma metterà finalmente in campo energie e conoscenze in materia di economia dello sviluppo, di demografia e di diritto, per definire opportunità, regole e procedure chiare e accessibili per chi vuole emigrare. Non è un compito facile per un governo che ha caratteristiche di emergenza e, anche se durerà, non coprirà certo i decenni che saranno necessari per costruire una soluzione corretta, efficace e sufficientemente flessibile. Ma questa non è una ragione per non cominciare a lavorare in questo senso. Siamo già dannatamente in ritardo, almeno quanto lo siamo nella tutela dell’ambiente.

Potete essere la squadra di intervento che inizierà il ripristino delle fondamenta di un paese più che decente. Se coglierete l’occasione, noi vi appoggeremo. Buon lavoro.

Giacomina Cassina



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