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domenica 20 ottobre 2019
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C’ era una volta…

luna

C’era una volta……principiavano le favole; quel che veniva raccontato era accaduto in un tempo lontano, in un luogo fantastico, con modalità sorprendenti e mai sarebbe potuto riaccadere. Noi raccontiamo una favola e quel che raccontiamo sta accadendo o presto accadrà ai tre protagonisti, tre bambini. I bambini, gli ultimi degli ultimi di questa società dove quel che conta è il potere e non la dignità dell’essere. Ed i bambini potere non ne hanno, ma sono ricchissimi di dignità ed in loro non c’è alcun male. Amiamoli e difendiamoli, aiutiamoli a crescere ed a far meglio di noi. Due bambini…solo due bambini, senza alcun influsso da parte di adulti, genitori inclusi, uno arriva dalle foreste un tempo incontaminate, l’altro da zone desertiche….si ritrovano su una nave di pirati (moderni o meno sempre pirati sono…., o forse sono corsari?)…Perché scappi? Vivevo nelle foreste, le foreste sono ricchezza……dove c’è ricchezza c’è pericolo, la ricchezza a vendersela per primi sono i nostri genitori; il pericolo non è il coccodrillo, le zanzare, la vita incerta, il pericolo sono gli adulti…le foreste sono legname…tanto legname…le foreste sono ossigeno tintinnante, sono armi, sono incendi, le foreste occupano terre….Tu? Io vengo dall’ Africa, terra ricca, molto ricca…abbiamo minerali, abbiamo oro, abbiamo la sete, la siccità, avevamo avorio e pelli pregiate….ma ci sono gli uomini, sembra un’assurdità, purtroppo è così…hanno svenduto la vita, la loro vita e la nostra per guerre, per armi, religione, potere…ovvero il nulla… Me se scappiamo dalle nostre terre non le possiamo difendere? Si , ma le puoi difendere tu o io che siamo piccoli? Scappano gli adulti., sono vigliacchi gli adulti e presuntuosi. Io non sto scappando, dice il bimbo dell’arido deserto…sto andando a capire cosa rende felici i bimbi di un mondo fantastico, il cui fantastico è molto dovuto alle nostre ricchezze………devo capire, studiare, lottare e tornare qui e confrontarmi con una realtà voluta da ciechi e far studiare e portare qui il fantastico… Io vado, se mai non mi venderanno prima questi adulti, perché non ho ancora raggiunta la saggezza che dice: puoi regalare, donare solo se sei pronto ad accettare la non riconoscenza… anch’ io vorrei studiare, crescere, conoscere e tornare nelle mie foreste, se mai ve ne saranno ancora…Siamo dei grandi illusi noi bimbi…Ma là dove andremo troveremo altri bimbi…i bimbi di quel mondo fantastico, allontanati dall’essere bimbi, allontanati dal tutti uguali, allontanati dal fatto che così gira il mondo….tu si, io no…E’ scorretto…Non lo so se è poi scorretto…questo non lo so…ma una cosa so: devi temere sempre il sorriso mellifluo, temere sempre chi ti vuole aiutare, ma da noi a soffrire non viene, chi ti vuole aiutare lì è per far denaro; molto spesso chi viene nelle nostre terre è per derubarci, ma i nostri Governi lo consentono e le frustrate ci arrivano proprio dalla nostra gente. Ma noi stiamo facendo un’ invasione? Si, certo e come tutte le invasioni non sono mai il massimo, ma i cinesi sono molto peggio di noi. I cinesi… stanno invadendo l’Africa, le città Africane quel misto di ricchezza e fame sono piene di lanterne rosse.. e scuole con aria condizionata ed insegnano il cinese.

Ma chi è quella bimba? E’ con suo papà.. Una leggera brezza addolciva le rudi carezze del sole di agosto e rendeva l’aria tersa e profumata e i due piccoli guardavano con grandi occhi, pieni di futuro e di speranza quella bimba dall’aria dolce e lo sguardo lontano, meravigliato e curioso. Era piacevole respirarla quell’aria odorosa; Amina non aveva mai sentito quel profumo, assomigliava un po’ all’acacia che ben conosceva ma c’era qualcos’altro, come un sentore di sale. Il ritmo lento dello sciabordio si intrecciava con lo sdrucciolare l’un sull’altro dei piccoli sassi al ritirarsi dell’acqua, cadenzando una sequenza ipnotica. Gli occhi di Amina erano fissi sulla enorme distesa d’acqua che arrivava fino all’orizzonte confondendosi con il cielo. Una superficie azzurra, liscia, senza increspature che scintillava qui e là attraversata in alcuni tratti da grandi strisce celesti. Vicino riva l’acqua trasparente lasciava vedere il fondale. Coloratissimi pesci in branco sembravano inseguirsi tra le pietre e scogli, soffermandosi qui è là per qualche istante sbocconcellare qualcosa. Era il mare, ma non poteva essere lo stesso che appena aveva visto per la prima volta due settimane prima. Amina la ricordava bene quella notte, l’avevano tanto attesa, avevano viaggiato per settimane per arrivare su quella spiaggia, per salire su quella barca. Quel mare era diverso, si abbatteva ritmicamente rabbioso sulla barca sollevandola e sollevando spruzzi. Amina non aveva paura, il papà la teneva stretta al petto; per distrarsi e prepararsi contava, uno, due, tre, quattro, cinque, sei , sette…….prima di arrivare a 10 un’altra onda, sempre da destra, un altro balzo e tanta acqua. Poi le onde cominciarono ad arrivare prima che Amina potesse contare fino a 4 e sembrava che arrivassero da tutte le parti. Amina non riusciva quasi a respirare tanto forte la stringeva al petto papà, poi vide una cosa stranissima come una montagna nera con tanta neve che si avvicinava e poi……più niente. Non ricordava altro Amina che incuriosita dai pesci che vedeva nuotare si chinò sull’acqua limpida e vide riflesso il suo volto; lacrime silenziose sgorgarono dagli occhi di Amina e cadendo sull’acqua lo cancellarono, nel cielo brillò una stella. I due bambini, si guardarono sapevano che dovevano cercare di farcela, dovevano farcela perchè dovevano tornare nelle loro terre, liberarle lottare e difendersi…sapevano che dovevano agire per Amina, per la sua curiosità, per la sua speranza, per il diritto alla vita che ognuno di noi ha e nessuno può levarcelo…chissà perchè gli adulti si sono arrogati il diritto di farlo, mettendosi in mezzo decidendo sul destino altrui. Il bimbo delle terre aride guarda l’altro e mormora: Amina non è colpa loro, ma la colpa è nostra, delle nostre genti che ha consentito fin dai tempi remoti di essere vittime prima di sé stesse e di conseguenza degli altri. Non è mai colpa degli altri, gli altri approfittano delle debolezze e tra le debolezze c’è la corruzione, il denaro, il potere…Noi torneremo Amina! Per liberare i nostri popoli ed i bambini come te….sarà dura e sappiamo che potremmo essere uccisi dalla nostra stessa gente, forse è il nemico peggiore che abbiamo. Piccola Amina, sarai la nostra guida, la nostra forza.

Amina ha il nome, rappresenta tutti i bambini diventati stelle per il furore degli adulti. Gli altri due bimbi non hanno nome perchè rappresentano tutti i bambini che oggi sperano e guardano lontano, ascoltano le favole e sognano e desiderano il lieto fine, quel lieto fine che ad Amina non è stato concesso.

Emilio e Riccarda




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