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sabato 25 maggio 2019
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Quando una vetrina chiude, muore un pezzo di storia

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Se pensassimo un attimo che l’oggi, nei suoi secondi, è già la storia di domani e che verremo giudicati nel bene e nel male,verremo ritenuti anche responsabili del loro “oggi” forse certe imbecillaggini le eviteremmo. Ma la storia troppo spesso viene manomessa, se non addirittura dimenticata, il passato non importa molto, come se solo il presente avesse un suo senso. Si forse si, però è come se fossimo alberi senza radici, senza ricordi, ci sentiamo dei fiori che non appassiranno mai, peccato che tali fiori sono di plastica e senza profumo. Perchè questo scritto, perchè stavo pensando a Palermo o a Torino..ma altre città non sono da meno, prese nel vortice distruttore di una vita che si basa sull’usa e getta, della vita che ognuno di noi la vive solo per stesso, nel rumore, nella folla, non si è che caos non si è che sciame.

Sono ormai anni che chiudono negozi i quali sono stati la storia della città, alcuni hanno vissuto nella loro raffinatezza, esclusività, sapore e profumo antico fin dai primi del novecento, lasciando inalterato l’arredamento, rappresentavano la certezza degli acquisti…per gli occhiali si va da …per le cravatte da…per guanti e cappelli..e così via, i confetti, i cioccolatini fatti a mano, per i profumi da…le essenze le sentivi per strada, si mischiavano: il cioccolato, la vaniglia, le mandorle, Caleche, (tutt’oggi considerato il 1° profumo femminile), il pellame..Ecco cosa manca, la memoria storica di una città, fatta dai suoi negozi…gli impermeabili…gli ombrelli..erano negozi di classe, erano botteghe e laboratori che rappresentavano la città, i suoi gusti, le sue eccellenze..il vendere era un modo di essere, era un’arte, rappresentava educazione, eleganza..nulla era dozzinale. La “decadenza” dei gusti, la superficialità delle scelte, l’ unicità e la particolarità oggi incomprensibili stravolte dal grossolano, dall’ordinario, si è persa la storia di una via, di un centro cittadino, di recondite stradine dove trovavi il laboratorio artigiano, solo lì potevi acquistare, ordinare…. perchè li era il meglio, era riconoscibile, era una firma…La storia delle città racchiusa in una vetrina, in un bancone di legno intarsiato, la storia di una città in un semifreddo, in un affogato all’amarena,in un bicerin di gianduja, quei tali jeans che solo in quel mercato trovavi.

Peccato tutto si va perdendo per lasciare posto ai “non luoghi”, caotici, frastornanti, tutto è sintetico, dalla luce all’aria, tutto con lo stesso sapore, tutto uguale, così siamo noi, ma ci sentiamo diversi gli uni dagli altri, non so cosa ci renda diversi visto che manca la singolarità, il particolare, quella peculiarità data da una scelta ponderata in un “antico” negozio. Quindi non diversi come essere umani, ma distinguersi per un piccolo, singolare modo di essere che ognuno di noi dovrebbe rispettare solo così si può rispettare gli altri, perchè ognuno di noi è un inusuale essere, la massa (che piace tanto alla politica), confonde e diventiamo birilli e facili prede. Perchè si è permessa e si permette la chiusura di attività eccellenti, perchè si è diventati così ciechi da non capire che ogni vetrina “storica” che abbassa le saracinesche è un taglio al passato, una perdita di una parte della storia, la creazione di un vuoto anche culturale.

Riccarda Balla




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