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lunedì 19 novembre 2018
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Semplice: tanto difficile esserlo, tanto difficile viverlo, capirlo

 

utrillo impasse cottin (1)

 

Perchè Utrillo? Forse perchè un po’ brillo, forse perchè con assillo e perchè i suoi dipinti hanno l’effetto del berillo.

Utrillo, la sua capacità di dipingere squarci di quartieri parigini, (per lo più Montmatre, dove viveva), ma Parigi o qualunque altra città, altro quartiere, Utrillo rendeva il luogo nella sua purezza, semplicità, riusciva a levare la pesante coltre di quello che era falso, era moda, era modo di essere obbligato dal capotreno del treno della vita sul quale avevi deciso di salire..

Utrillo rappresentava la semplicità, la purezza di un luogo, la grande personalità del posto stesso, cancellando quindi il calpestio della gente, pensate Venezia? Vista da Utrillo (non vi andò mai né la dipinse mai, ma basta vederla attraverso i suoi dipinti) senza il calpestio dei cercatori di gondolette, di turisti intruppati, il vociare, di massa che si snoda come un bruco

Pensate alla bellezza della forza che rappresentano i due alberi dietro la Pala di Castelfranco del Giorgione, non quella Madonna austera, ma lo sfondo dietro di essa, il sublime, la forza della semplicità, della leggerezza dei colori.

Utrillo riesce a restituire il senso della pioggia, della bruma, della nebbia, del silenzio ovattato, in quel silenzio si possono udire le parole d’amore sussurrate dolcemente…Utrillo mette in primo piano, riesce a dare soavità e senso anche ad una casa diroccata, vede oltre, vede la vita che quella casa ha vissuto, le storie, le parole, ecco Maurice nel vuoto dei suoi vicoli, case, marciapiedi immagina e vive le vite di questi luoghi e chiede a noi d’inventare le nostre storie in quegli angoli di città svuotati dal brulichio, dalla irrealtà vociferante, nervosa in cui viviamo e ne facciamo parte, Utrillo leva l’irrealtà dei luoghi, rendendoli reali; la semplicità fa paura, ci rende scoperti, così diventiamo contorti, complicati…peccato diventiamo irreali

Riccarda Balla




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