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mercoledì 25 aprile 2018
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di Giacomina Cassina: L’indifferenza di tutti …

nella foto, guerrieri curdi a Kobane

nella foto, guerrieri curdi a Koban

di Giacomina Cassina

Va bene, i Curdi non sono santi e hanno, a più riprese, usato la violenza e gli attentati per affermare la loro volontà di costituire uno stato curdo.
Va bene, i Curdi si sono buttati nella guerra contro l’ISIS sempre con l’intento di conquistare alcuni pezzi di altri stati per formare il Kurdistan ma hanno combattuto con coraggio e valore e in più occasioni hanno resistito e battuto l’ISIS.
Va bene, attorno a questa lotta coraggiosa si è fatta anche un po’ di retorica in Europa, tanto nessuno chiedeva conto e impegni né a quella sciattona della UE, né a quell’opportunista della NATO e nemmeno alla perversa strategia USA secondo cui “il nemico del mio nemico è mio amico”, strategia che serve – da decenni, si badi bene – ad approfittare di larghe alleanze di fatto senza impegni veri, che poi possono essere allegramente scaricate quando non servono più.
Va bene, la costituzione di uno stato curdo implicherebbe rinunce territoriali da parte di 4 stati : Turchia, Siria, Iraq e Iran e questo appare molto problematico, anche se, a Mosul, i Curdi si sono arrangiati a governare dignitosamente e a difendere le postazioni conquistate (e lo stesso hanno fatto in alcune città siriane).
Ma che quel dittatore criminale di Erdoğan possa, in tutta tranquillità, e senza che nessuno alzi un dito, mandare truppe in Siria per distruggere le postazioni curde mi sembra decisamente intollerabile. 

 

 




7 thoughts on “di Giacomina Cassina: L’indifferenza di tutti …

  1. Nino Risitano

    Rifaccio il piccolo commento per ribadire il diritto per i curdi ad avere un pezzo di terra. È difficile perché bisognerebbe avere gli USA e la Russia pienamente consensienti e pronti a patteggiare strenuamente per loro. Ciò è difficile che avvenga….ma non impossibile.

    1. Giacomina

      Se la guerra in Siria fosse una guerra “normale”, di quelle studiate negli anni della scuola, potrebbe concludersi con un accordo di pace in cui anche il problema di un “focolare” per i curdi dovrebbe essere affrontato. Purtroppo non è una guerra “normale”, non sembra prossima alla conclusione e il contesto resta terribilmente destabilizzato forse nell’interesse di alcuni, certamente nell’indifferenza di troppi. Sono quelle situazioni in cui senti fino in fondo l’impotenza e la banalità economicistica dell’Unione Europea che di valori e di libertà sa – forse – parlare ma resta incapace di dar loro corpo e realtà.

  2. Rossella Bruno

    Pare che il diritto ad un pezzo di terra l’abbia unicamente Israele,il cui popolo detiene,per altro,anche il monopolio di un genocidio patito. Ma con buona pace di Curdi,Armeni,Yemeniti,popolazioni precolombiane e via andare,non si puo’ neanche sussurrare. Pena l’accusa di antisemitismo.

    1. Giacomina

      Rossella, attenta alle semplificazioni e soprattutto a fare di ogni erba un fascio. Quando Israele nacque come stato (1948) l’ONU aveva sollecitato gli Ebrei di Palestina e gli Arabi di Palestina a costituire ognuno il proprio stato. Israele l’ha fatto ed è stato riconosciuto, gli Arabi di Palestina no e, spinti dagli altri stati arabi dell’area ad aderire all’illusione di formare una “Grande Nazione Araba” che avrebbe buttato a mare gli ebrei, hanno cominciato un conflitto suicida dal quale ancora non riescono ad uscire. Se si studia la storia di questo conflitto, di tutte le guerre che ha prodotto e, soprattutto la storia dei tentativi di pacificazione tra Israele e Autorità palestinesi, c’è da strapparsi i capelli per le occasioni perdute non a causa di Israele, ma a causa della diffidenza e dell’incapacità dei Palestinesi di scegliere quello che a loro conveniva e non ciò che serviva ai “fratelli arabi”. In fondo, la causa palestinese è servita a lungo per mantenere compatto un fronte arabo che oggi sta sfaldandosi.

  3. Raimondo Ballisti

    Il problema del Kurdistan è solo uno dei tanti casi simili nel mondo odierno. Questo mondo è stato in gran parte formato tramite lotte (fratricide) e imperialismo. Nel Medioevo i signorotti feudali combattevano per il potere, poi il movimento imperialista nel ‘800 e ‘900 a conquistato mezzo mondo per poi rilasciarlo come un insieme di pseudo-stati senza ragione etnica o tribale, ma messi assieme artificialmente per il proprio vantaggio. Oggi dobbiamo cercare di mettere il <> di fronte al vantaggio finanziario. Una Europa unita avrà successo solo se riuscirà a rispettare la moltitudine di componenti presenti sul continente. Il centralismo statale non è la risposta giusta al rispetto delle differenze. Dapprima dovremmo lasciare che queste singole parti possano trovare la propria identità, per poi generare un consenso accettato da tutti per una organizzazione supra-nazionale che abbia lo scopo di “fare il bene” di tutti. È una via difficile e lunga, ma si basa sul rispetto delle differenze, ed è simile a quello che dovrebbe succedere nelle relazioni tra le persone.

  4. Giacomina

    Ray, conosco un po’ le tue posizioni in materia e sai che ho molti dubbi: qui dirò soltanto che non vorrei che il concetto di “stato nazionale” che certamente ha fatto parecchi danni nella storia, si ripresentasse come diritto ad una appartenenza territorial/regional/culturale, in un’epoca in cui le identità sono fluide e, comunque, sempre più a contatto di diversità, per quanto piccolo sia il “territorio” preso in considerazione. Esempio banale: a Roma vivevo in un piccolo condominio di 14 appartamenti dove c’erano una famiglia indiana, una rumena con cui abitava anche una signora bulgara, una coppia italo-venezuelana, un signore libanese poi la mia famiglia che è italo/svizzera/cilena. Le altre erano italiane ma almeno di 3 regioni diverse … Non credo ai piccoli stati federati, ma alla necessità di redistribuire ricchezza ed opportunità tra chi ha più o meno bisogo di sviluppo. E questo tanto a livello europeo quanto a livello mondiale.

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